Sono giorni incasinati. Per fortuna dell'entità superiore ho trovato un altro impiego che mi occupa costantemente tutto il pomeriggio.
Così la mattina lavoro da una parte e il pomeriggio da un'altra. Sempre con contratti precari ovviamente, però non mi lamento. Spero di dare stabilità alla mia vita con due occhi nuovi che mi guardano e mi dicono: 'pappa', 'cacca', 'ueeee'. Almeno quello...
Rileggendo i post che ho scritto finora vedo che molti riguardano il lavoro. Si, sono un maschietto comune tutto preso dalla sua 'produttività'.
Una cosa me la concedo: la diversità. In questa vita finora ho vestito diverse maschere, vari ruoli, tutti diversi uno dall'altro. Eppure in ognuno mi ci sono sempre trovato a mio agio. Ho fatto di tutto, senza che le altre identità venissero svelate fino in fondo. Mi diverto così, a sovvertire i giudizi che gli altri hanno su di me comportandomi e costruendo una nuova immagine di me completamente diversa. Tutto questo l'ho fatto e lo faccio tuttora. Certo, con i limiti che alcune scelte mi impongono. Per esempio il matrimonio non mi permette una totale libertà d'azione, ma non ce l'avevo nemmeno prima per via di alcune noiosissime convinzioni morali. Nonostante ciò riesco a divertirmi.
Nel senso vero della parola: di-vertirmi, ovvero divergere dal tempo del lavoro. Della produzione. Superare la parcellizzazione del tempo con il trasformismo.
Ora, scrivere queste stronzate senza senso è già una sofferenza, mi immagino leggerle.
Il bello è che ho stilato una lista di ruoli che ho interpretato nei 'miei primi 30 anni di vita'. Togliendo quelli anagrafici di:
-figlio;
-fidanzato;
-studente;
metto in palio alcuni volumi della libreria personale al primo che ne indovinerà almeno tre. A fine concorso pubblicherò la lista completa.
Ovviamente il giudice e unico controllore del concorso sono io.
Questo concorso mi serve perché devo liberare lo studio per il nuovo arrivo e non ho spazio per tutti i libri. Pagherò io le spese di spedizione, sempre che queste non superino il mio stipendio mensile ovviamente.
Metto in palio, a scelta (non cumulabile):
3 volumi a scelta della raccolta dei Fumetti di Repubblica prima serie. (ho quasi tutti i numeri, valgono 6 euro circa a volume);
2 reportage giornalistici sulle brigate rosse;
1 volume di storia a fumetti su MLK;
1 manuale di Politica Europea;
2 romazi di Eymerich a scelta del vincitore;
2 romazi di Tullio Avoledo a scelta del vincitore;
2 romanzi pubblicati dalla Marcos y Marcos;
2 volumi scelti da me.
Se nessuno riuscirà a indovinare mi toccherà aprire il tavolino da campeggio in un cazzo di mercatino delle pulci...


E continuo. A farmi del male.
A ritenermi un empio che deve pagare l’azzardo con la gogna.
Passo di agenzia in agenzia a presentare il mio CV. Si, curriculum non si dice, troppo cacofonico. Civì è più rapido, messaggistico.
Troppo qualificato, mi si dice. Competenze troppo specialistiche. Vabbè.
E inviando dai civì via mail non ricevo risposta.
Solo Ilvo Diamanti mi ha gentilmente detto che inoltrava le mie competenze ai suoi collaboratori. Grazie.
Finalmente un colloquio! Un colloquio!
Ricevo da un’azienda di spedizioni una proposta: fare l’agente doganale (si dice così?) dalle 24.00 alle 7.00. Dal lunedì al venerdì. Vicino all’aeroporto. Con una paga base mensile di 890 euro al mese circa. Per fortuna che qui parlano di paga base mensile, in altri colloqui se chiedi ‘ma quanto prendo al mese?’ capace che ti guardino stupiti e inorriditi dicendoti: ma signore, guardi che per quanto riguarda i compensi (come usano i sinonimi loro…) si ragiona sempre in termini annuali lordi!
Dicevo, paga base maggiorata del 25% per 6 ore, dalle 24.00 alle 6.00 perché orario notturno. Con un ‘guadagno mensile’ di circa 1150 euri, a farla generosa.
Competenze: inglese fluente e informatiche di base.
Quindi: un povero cristo che lavora tutte le notti, sempre e solo di notte. Guadagna mediamente 1150 euro al mese. Ha un affitto di 500 euro (se va bene). Se ha una macchina comprata usata con un finanziamento di 6000 euro in due anni, si paga circa 250 euro al mese di rate. Gli rimangono 400 euro al mese per: mangiare, pagare le bollette, pagare le spese dell’auto e comprarsi le lamette ben affilate per tagliarsi le vene. Visto che lavorare dalle 24.00 alle 7.00 tutte le notti, a meno che tu non faccia il dj, non è proprio il massimo.


Era una giornata d’estate non troppo afosa. Pomeriggio, il momento giusto per una fetta d’anguria fresca. Eravamo seduti all’ombra di tre pini piantati negli anni ’60, epoca in cui mio nonno ha costruito la casa grazie al fatto che faceva il muratore. Eh si, perché fino a quando era mezzadro doveva abitare con la famiglia allargata, ma da quando uscirono i tre figli c’era il bisogno di una casa più grande.
Le sedie di plastica si appiccicavano un po’ alle cosce, gli argomenti non erano poi molti, ma il fatto di essere lì io, mia morosa, i miei genitori, mio fratello e il nonno ci metteva di buon umore.
Ad un certo punto Mario, mio nonno, mi guarda dubbioso e mi fa: <ma non avevi la barba una volta?>,
e io: <si, ma l’ho tagliata perché fa caldo>
<ma no, ma stavi meglio con la barba>
<perché?>
<perché lo sai, alle donne piace di più l’uomo con la barba>
<perché alle donne piace di più con la barba?>,
AARRGHH! domanda fatidica, attesa, ma con abilità recitativa enorme, dissimulata.
Insisto: <e allora? mi spieghi perché piace di più la barba alle donne?>.
Mario, felice per l’equivoco montante, sgranava tutte le sue armi simulatorie e con fare navigato mi risponde: <ma dai, che lo sai>,
<no che non lo so, dai dillo che siam tutti curiosi>
con tempismo perfetto parte mio padre:
<dai Mario, non fare il timido, dì quello che devi dire no?> con fare provocatorio,
<eh, ma lui lo sa, e poi non posso dirlo, ci sono delle donne> si giustifica Mario.
<Dai Mario, dì quello che devi dire, si vede che stai ridendo sotto i baffi> incalza mio padre, poco dopo parte un coro confuso di incitamenti, l’apice dell’acclamazione e, soddisfatto dell’effetto mio Nonno se ne esce fiero con:
<perché resta meglio l’odore no?>
Grazie Nonno.
Per tutto quello che mi hai lasciato. Ti mando un bacio, anche se tu preferisci quello di una bella bionda vero?
N.B. i dialoghi si sono tenuti in dialetto trevigiano, quello particolare parlato tra il piave e il livenza, stretto.