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o Pedro Cerrano: 'Bats, they are sick. I cannot hit curveball. Straightball I hit it very much. Curveball, bats are afraid. I ask Jobu to come, take fear from bats. I offer him cigar, rum. He will come.' In pratica: un insemenìo...
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lunedì, 28 maggio 2007

Contraddizioni


Si inneggia alla famiglia,

la famiglia uccide.

Si parla di riciclaggio e compostaggio,

mentre in Campania rifiutano i rifiuti col  fuoco.

Si fonda il partito democratico annaccuato,

mentre affonda la democrazia  moderna.

Si pagano le tasse inaspettatamente,

e Visco viene lentamente indagato.

Sciopero, ma non c’è lavoro per la young generation.

 

Oggi mi va così. Sono populista e qualunquista.

 

Mi sono arrivate in proposito due mail da un giornalista che ha lavorato per Report: Paolo Barnard. Autore di una bellissima inchiesta: 'l'altro terrorismo' mandata in onda nel 2003 per Report.

 

Le ho lette, all’inizio ho pensato al solito scazzo di un giornalista che ne ha abbastanza dei colleghi. Ma poi ci ho ripensato. E in parte questi scritti giustificano quel tremendo senso critico che mi assale ogni volta che guardo Report. Quella puzza sotto il naso che mi soffoca quando vedo Santoro. Quel prurito alle palle che mi provoca Travaglio. Beh, non è certo che con questo mi butterò a leggere Libero o a guardare il TG4 e Studio Aperto. Però, almeno, una voce critica in più dà conforto alle mie sofferenze di cinismo acuto precoce.

 

Ecco le missive:

 

 

Prima lettera:

 

Sono Paolo Barnard.

Sapete perché la situazione è disperata? Non perché abbiamo a che fare con la meschinità, corruttela, avidità, vippismo, disonestà del Sistema, ma perché il Movimento che voleva quell’Altro Mondo Possibile è anch’esso miserabilmente meschino, corrotto, avido, Vip, disonesto, e cioè qualitativamente identico al Sistema che vorrebbe contrastare. Non ne posso più di sfasciarmi la faccia tutte le volte che ci sbatto contro, tutte le volte che scopro chi sono veramente le nostre false Star, i Travaglio, Grillo, Gabanelli, Santoro, Lettera 22, Peacereporter, Manifesto e tanti altri. Tutte le volte che vedo replicato al nostro interno il maledetto meccanismo dei Vip, identico a quello dei Vip massmediatici, dove i nostri Vip, quelli della ‘nuova Italia pulita, quella giusta’, accolgono la delega a pensare, ad agire, a combattere di migliaia di persone che li adorano, e loro quella delega la accettano ingordi di protagonismo invece che aiutare tutte quelle persone ad adorare sé stessi, a divenire i Travaglio e i Santoro di sé stessi, a costruirsi i libri da sé, a farsi i propri telegiornali, a essere assolutamente i Vip di sé stessi, a sentirsi tutti e ognuno lassù sul palco col microfono in mano e capaci di combattere anche da soli e con le proprie idee. Quante volte ancora devo vedere i nostri paladini dell’informazione ‘pulita, quella giusta’ che censurano le idee scomode, esattamente come fa Vespa, che non tollerano il minimo dissenso, esattamente come fa Ferrara, e che assieme ai loro adoranti seguaci cercano in fondo una sola cosa: santificare sé stessi, a dispetto del nulla dei loro risultati?
Storditi dalla girandola delle noste manifestazioni, dai tripudi nelle serate con le nostre Star, dall’indignazione che ci portiamo a casa dope le nostre feste colorate e dopo la lettura dei libri scritti dai nuovi ‘moralizzatori’, continuiamo a dimenticarci che il 99% degli italiani che votano e consumano ci ignorano totalmente, perché li abbiamo abbandonati, abbandonati alla comunicazione di chi invece ha lavorato 24 ore su 24 per 35 anni per parlargli, di chi si è mischiato fra di loro e li ha ipnotizzati, e cioè le destre neoliberali grandi promotrici dell’Esistenza Commerciale e della Cultura della Visibilità, quelle che ci hanno fottuti tutti, tutti, e loro sono i veri vincitori del mondo.

Lascio chi vuole continuare a credere ciecamente ai finti nuovi paladini della finta trasparente e pulita Italia, e li lascio alla loro indignazione numero novecentomila, cui se ne aggiungeranno altre novecentomila. Li lascio alla denuncia numero novecentomila scritta o filmata dai soliti e noti finti eroi, e al fatto che nessuno si sta chiedendo a cosa cavolo sta servendo la compulsiva aggiunta di denunce a denunce, di indignazione a indignazione. Li lascio ai novecentomila anni di tripudio di chi su tutto questo nostro inutile agitarci trionfa per divorarsi il mondo e le sue povere vite.
Dovevamo fare altro, dovevamo fermarci, deporre i libri e spegnere le tv, dovevamo mettere da parte i nostri Guru e capire le nostre miserabili repliche di meschinità e di vippismo, di intolleranza e di potere, e poi amare di più, perché amare di più avrebbe significato uscire dalla nostra egocentrica danza che nutre le nostre egocentriche Star alternative e vedere i bisogni dell’altro così come veramente sono. Dovevamo uccidere i Guru, e ciascuno Guru di sé stesso disperderci fra i tanti di questo mondo ricco che di noi hanno bisogno per essere aiutati a salvarsi la vita e a salvarla a tanti altri. Così avemmo salvato il mondo.

Ma per farlo dovremmo oggi accettare di toccare, di capire e di abbracciare l’entità della nostra sconfitta fino in fondo, fino all’intollerabile, a costo di uscirne distrutti. Poiché io credo che solo laggiù, là dove la costernazione è così forte da divenire silenzio, là dove nessuno di noi ha finora accettato di andare, forse troveremo le idee per salvarci. O là o da nessun’altra parte. Laggiù, ciascuno con sé stesso a cercare le proprie idee per salvare la Terra, dopo aver ucciso le nostre finte guide-Star e le nostre tante meschinità.

Io non sono più della partita, come ci sono entrato in questo mondo di pulizia fasulla e di fasulli pulitori ne esco. Ho scritto, filmato, detto, scongiurato, lottato, litigato. Ora la mia strada va da altre parti, le mie parti. A voi la vostra, qualunque essa sia.

Con affetto,

Paolo Barnard

 

 

Seconda lettera:

 

Risposta collettiva e grazie per avermi letto.

Ma non vedete da voi cosa non va? Non avete letto che la Gabanelli ha cestinato lo sconvolgente video della BBC sui preti pedofili e il Vaticano? Perché? Guardatelo bene quel video e poi chiedetevelo. Non vi siete accorti che la Gabanelli è stata 4 anni in prima serata sotto Berlusconi? Come ha fatto? Marco Travaglio nel 2006 ha scritto e detto che è impossibile che in Tv possa stare chiunque sia libero, che questo è assolutamente impensabile perché "chi non ha il guinzaglio in televisione in questo momento non lavora e chi ci lavora in un modo o nell'altro un suo guinzaglio ce l’ha…." Come spiega Travaglio la sua amica Gabanelli 4 anni in prima serata sotto Berlusconi? Leggete in Inciucio come la spiega, e giudicate voi chi è Travaglio. Giudicate la moralità di questo pubblico censore che si dichiara "appassionatamente filoisraeliano" e che disprezza i governi arabi corrotti. Lui, dice, ha imparato la compassione per gli ebrei studiando i campi di concentramento. Gli ho risposto che non può esistere una compassione selettiva, se si ha compassione per una tragedia non la si nega ad un'altra, non si nega agli arabi. La sua non è compassione, è ben altro. Non avete visto che costui oggi è in Tv a ritmo continuo? Non vedete contraddizioni? E' cambiata la RAI di colpo? Non leggete i blog di Grillo? Basta leggerli, leggete cosa disse della Fallaci, e cosa scrisse dei requisiti per accettare da noi gli immigrati, roba che neppure Le Pen ha detto. Non vi state accorgendo che Grillo sta riportando l'Inquisizione in Italia? Laica, ma sempre inquisizione è, urlata nelle piazze e nei palazzetti dello sport, nei siti. Cosa facciamo a urli, sparate di certezze assolute e bava alla bocca? E' questo che spaventa il Potere? Non avete letto sui giornali cosa ha fatto Santoro col mandato elettorale di migliaia di italiani? E costui oggi mena fendenti morali alla politica dissoluta (sic). Non lo avete visto ancor prima saltare da RAI a Mediaset a RAi a suon di ricchi contratti? Si può "Servire a due padroni"? Non leggete che Gino Strada urla e pretende che l'Afghanistan divenga un parlamento scandinavo all'istante, ora, subito? Non è forse imperialismo culturale questo? Che differenza c'è con quello di Berlusconi o di Huntington? Che fine ha fatto ad Emergency l'idea dell'inviolabile diritto dei popoli di autodeterminarsi secondo i loro tempi e i loro costumi? Ne hanno diritto solo quando piace a noi? Provate a scrivere questo a Peacereporter, e vedrete cosa ne fanno. Provate a scrivere al Manifesto la seguente domanda: "Cosa avreste scritto se Calipari fosse morto per salvare Agliana o Quattrocchi?" e vedete se vi pubblicano. Già, chi sarebbe Calipari oggi per loro? Cosa ne avrebbero scritto? E pensate! Guardate le interviste di Fabio Fazio, a D'Alema per esempio, o a Gore Vidal, e usate la vostra testa, Cristo! E ci sarebbe tanto tanto altro ancora.

Non c'è bisogno di essere degli insider per vedere queste cose, sono alla luce del sole. Aprite gli occhi!

E sui Movimenti, e sul loro modo di (non) cambiare il mondo, rileggete bene la mia lettera, lì c'è tutto.

Non mi rispondete per favore, rispondete al Barnard che è dentro di voi, è più utile. Voi siete il centro di tutto, più importanti di chiunque vi scriva. Rispondetevi con priorità assoluta.

Con affetto,

Barnard

 


postato da: EdM alle ore 17:31 | link | commenti (10)
categorie: giornalismo, popolo
mercoledì, 23 maggio 2007

Lunedì

è lunedì mattina, hai appena  finito un progetto ben pagato e hai una riunione per un altro progetto nonancoradefinitointerminieconomici (tutto d’un fiato perché ti prende male solo a dirlo);

 

sei al parco scientifico e tecnologico Vega di Marghera (Mestre-Venezia);

 

il posto in cui comprendi definitivamente il significato della parola Anomia;

 

e il dubbio che stai diventando durkheimiano ti assale. Tu, razionalista impenitente;

 

la riunione comincia e il ruolo-funzione di creative thinker non spacca ma regge;

 

qualcun altro arrossisce e suda sotto le ascelle al posto tuo;

 

e tu pensi che quel luogo è una schifezza infinita e che sei pervaso dalle forze del male. Tu, che tuo padre rientrava nero e puzzolente la sera dopo aver scaricato e caricato (faceva il camionista) le peggiori schifezze in quel postaccio di porto Marghera. Ora sei lì a fare il freakettone laureato e a parlare di aria fritta;

 

finisce la recita e il lunedì si presenta cupo. Pochi soldi, poco lavoro, meglio chiamare mamma:

eilà, vara che son a mestre, fra mezz’oretta passe deà, me fatu ‘na pasta?’ (sto rientrando dal lavoro, mi prepareresti una pasta?)

e mi son a duna verde a ciapar el sol…’ (e come faccio, sono al mare…)

bon, compreme un costume e un per de zavate’ (ok, mi inviti a pranzo lì?);

 

il cielo è terso, l’aria odora di mare, adori la vita;



postato da: EdM alle ore 14:37 | link | commenti (28)
categorie: strettamente personale
giovedì, 17 maggio 2007

Dubbi

Domanda esistenziale:

 

dato l’assioma: l’uomo normale deve lavorare,

 


è meglio fare un lavoro che sei sicuro di trovare ma per te socialmente squalificante (tipo l’operaio o il rappresentante della 3, sempre che mi vogliano…) oppure dannarti l’anima per continuare a dare l’illusione a chi ti sta vicino che la tua laurea serve a qualcosa?

PS: con socialmente squalificante intendo dire che tra i miei familiari il fatto di essere laureato conta in quanto più anni dedichi allo studio (pfui!), maggiore sarà il reddito che dovrai incassare per giustificare tutti quegli anni sui libri. Naturalmente se conoscessero anche un minimo la sociologia, questo fraintendimento non ci sarebbe. Colpa della società ignorante, come sempre.


postato da: EdM alle ore 16:04 | link | commenti (7)
categorie: strettamente personale
venerdì, 11 maggio 2007

Pippi calzelunghe 3

Sto continuando il mio tour tra gli scolari.

Finite le medie è il turno delle quinte elementari. La quinta elementare è la dimensione che preferisco. La amo. Ti senti grande perché sei in quinta. Hai ancora 10-11 anni e il diritto di chiedere: ‘e adesso? cosa si fa?’. E, soprattutto, non ti dai le arie come quando sei alle medie. D’altronde, alle medie ti tocca chiamare ‘professore/ssa’ quello che ti stressa tutto il tempo, come non montarsi la testa?

Ci sono una serie di cose che mi stanno facendo impazzire di tenerezza come gli sguardi dei bambini che vogliono chiedermi qualcosa ma se ne vergognano e sorridono.

Esempio, di fronte alla domanda: ‘tu credi in Dio?’ che ha tre risposte possibili: ‘si; si, ma ho dei dubbi; no’, un bimbo mi guarda rosso in faccia e mi fa: ‘ma se rispondo si, ma ho dei dubbi, rimango ancora cattolico?’.

Alcune cose poi mi lasciano di m..da: un bimbo prima mi dice che gioca a tennis 2 volte la settimana, poi gli chiedo se il suo sogno è di diventare campione di tennis e con aria risoluta mi fa: ‘no, di golf’… e io da ebete gli chiedo: ‘allora hai visto Lotty, il cartone animato’ e lui: ‘no, mai, è che mi piace Tiger Woods’.


'tutti in campo con lotty '

Altre mi spaventano: ‘ma, scusa, per telefilm si intende anche Walker Texas Ranger?’

 

Ecco, quando si parla di indagine sulla devianza…


postato da: EdM alle ore 17:39 | link | commenti (5)
categorie: ultimate warrior, pruriti sociologici
venerdì, 04 maggio 2007

Silvano

Sembrerà strano, anzi mi sembra strano, ma molte volte nella vita ci si ricrede. Qualche anno fa feci una discussione, a tratti pietosa da parte mia, con Silvano Agosti. Era una serata organizzata dal LabMod, associazione culturale amata, che riprendeva il filone del cinema italiano contemporaneo. Avemmo l’occasione di parlare direttamente con Agosti dei suoi ‘film’, delle sue registrazioni per essere tecnici e asettici. Il pubblico, o almeno buona parte, si aspettava la proiezione de ‘il giardino delle delizie’, o ‘matti da slegare’, oppure del più recente ‘quartiere’.

 

Inizia la serata e Agosti decide di non mettere in visione ciò che aveva preannunciato – i suoi film sono difficilmente reperibili, se non andando direttamente nel suo cinema Azzurro a Roma – ma parte con una specie di monologo/comizio in cui vuole svelare ai presenti la vera essenza della vita. Da qui inizia dicendo che l’ingenuità infantile pre-scolare è l’unica vera purezza/ricchezza che si dovrebbe preservare e curare. Rincarando con la considerazione che la scuola, e più in generale le istituzioni, portano l’uomo a diventare un automa svuotato di vitalità e completamente assorbito dalle regole. Grazie. Come non mi fossero bastati i tredici anni di scuola dell’obbligo (considero il diploma socialmente obbligatorio, e non voglio dare accezioni a questo termine). Ti ci metti anche tu, penso io. Silvano termina la tirata, senza averci fatto vedere nemmeno un pezzettino della sua arte, dicendo che in nostri genitori cresciuti tra le mura di un ufficio o tra gli obblighi di un impiego fisso, sono i replicanti di una società malata che non riescono a fare altro che a figliare androidi pronti alla lobotomizzazione. E lì m’incazzo. Parto con la critica dicendo che queste considerazioni sono valide e datate ormai, ma che quello che non va è l’esagerazione nel dare giudizi netti e affrettati, senza lasciare un minimo spazio alla possibilità di auto-coscienza della crisi e delle contraddizioni della vita. In quel momento mi sento un paladino della mediocrità, un avvocato difensore dei ragionieri e dei ferrovieri, acchiappo a mani piene il termine NORMALE e lo faccio mio, lo coccolo come non ho fatto mai.

 

Alcuni tra il pubblico mi danno dello stronzo e dello stupido. Mi intimano di stare zitto. A loro rispondo a tono. Silvano mi risponde con lo sguardo pietoso di chi osserva un morto. Ma la lite si spegne lì purtroppo. Sono normale e fare a botte non lo è.

 

Questa sera però il ricordo mi provoca un attacco di malinconia. Non so cosa mi manca, ma mi manca. Mi basta poco per cambiare opinione e devo ammettere che quel cazzone di un despota di Silvano ha ragione. Ha tutta la ragione del mondo. E non lo dico perché lo penso, ma perché lo sento. Tra il petto e lo stomaco mi si è infilata questa sensazione precisa di essere al di fuori della genuinità. Di non poter raggiungere mai più quella soglia di ingenuità necessaria per lasciarsi prendere per mano. Non ho più parole.

 

PS: cazzone di un despota non lo dico a caso, ma lo credo, perché sebbene i ruoli si possano rifiutare, nel palcoscenico della vita essi ci costringono alla recita.


postato da: EdM alle ore 22:42 | link | commenti (9)
categorie: cinema
giovedì, 03 maggio 2007

Sportaholic

Alle volte prende proprio lo scazzo.

Odi i professori perché commentano tra di loro il comportamento ingenuo dei ragazzini.

Odi i ragazzini perché rompono i coglioni.

Odi i presidi perché esistono.

Odi i bidelli perché non capiscono.

Poi ti rendi conto di essere semplicemente stanco.

Mangi una fiesta e il mondo si colora.

Kinder e Ferrero mi hanno salvato in diverse occasioni.

 

Ma torniamo agli argomenti seri: sono malato di telesportivismo acuto.

Quando mi prende la fregola riesco a sorbirmi i peggiori eventi sportivi come se fossero emozionanti sfide imperdibili.

Il ponte del primo maggio,

per una serie di fortunate coincidenze,

ho ciucciato tutto il giorno dalla mammella di sky sport.

Basket (bel derby CantùVSVarese), Rugby, Calcio, Tennis (finale ATP Barcellona), Pallavolo, Vela (su La7 però), Kayak estremo.

 

Il brutto è che ho sempre criticato chi lo sport lo guarda senza praticarlo. Sono sempre stato dalla parte di chi suda. Per l’ennesima volta però, sono ricaduto nel baratro dei dannati. Ho buttato nel cesso la mia volontà di coerenza. Ho calpestato le mie convinzioni.

 

Ed ho goduto come un riccio nello stare stravaccato sul divano per ore a vedere gli altri faticare per me.

 

Ovviamente, come per ogni abuso, porto ancora i vari postumi che vanno dalla depressione post-eccesso di fancazzismo, alla schiena bloccata,

ai chili presi nello sgranocchiare minchiate,


alla frustrazione di non poter diventare mai più data l’età uno sportivo degno di nota, e a quella coscienza maestosa che è la Moglie, che dopo aver posato schizzinosamente lo sguardo su di te, con vocina amara ti apostrofa: ‘FAI SCHIFO’


postato da: EdM alle ore 18:54 | link | commenti
categorie: abusi