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martedì, 18 dicembre 2007

Nonno Mario


Era una giornata d’estate non troppo afosa. Pomeriggio, il momento giusto per una fetta d’anguria fresca. Eravamo seduti all’ombra di tre pini piantati negli anni ’60, epoca in cui mio nonno ha costruito la casa grazie al fatto che faceva il muratore. Eh si, perché fino a quando era mezzadro doveva abitare con la famiglia allargata, ma da quando uscirono i tre figli c’era il bisogno di una casa più grande.

Le sedie di plastica si appiccicavano un po’ alle cosce, gli argomenti non erano poi molti, ma il fatto di essere lì io, mia morosa, i miei genitori, mio fratello e il nonno ci metteva di buon umore.

Ad un certo punto Mario, mio nonno, mi guarda dubbioso e mi fa: <ma non avevi la barba una volta?>,

e io: <si, ma l’ho tagliata perché fa caldo>

<ma no, ma stavi meglio con la barba>

<perché?>

<perché lo sai, alle donne piace di più l’uomo con la barba>

e qui il dialogo cominciava a farsi interessante. L’introduzione dell’elemento femminile da parte di mio nonno ha provocato un’epidemia di sorrisi imbarazzati e apprensivi, non sapendo gli astanti dove sarebbe andato a parare il vecchio. Mio nonno è sempre stato generoso nel definire le belle donne e non ha mai nascosto il suo apprezzamento per le bionde generose. Allo stesso tempo però è sempre stato una persona attenta a non debordare mai nel volgare, almeno con i suoi figli presenti. Anche quando questi avessero raggiunto la soglia dei 50 anni o quasi. Insomma, era dotato di una ironia incalzante e ben bilanciata tra scurrilità, perbenismo simulato e non-sense. Tutto questo, sia ben chiaro, non era per nulla affettato da saccenza, visto che leggeva a malapena il libretto della messa domenicale e si dilettava solo nel calcolare e ricalcolare i prezzi dei prodotti negli scontrini della spesa. D’altronde l’attività informativa che più lo appassionava erano le previsioni meteo. Di quelle non perdeva nemmeno un annuncio. Penso che la sua abilità mentale fosse dovuta ad un allenamento costante e rigido, con cadenza settimanale, al gioco delle carte: briscola e tresette per la maggiore. Sabato e domenica per lui significavano pomeriggi interi al tavolo del bar per gare e risse in nome di un bastoni e del compagno di coppia. Mi sa che devo giocare di più anch’io.

Preso dalla curiosità e animato dalle aspettative del pubblico me ne esco con la domanda attesa:

<perché alle donne piace di più con la barba?>,

AARRGHH! domanda fatidica, attesa, ma con abilità recitativa enorme, dissimulata.

Insisto: <e allora? mi spieghi perché piace di più la barba alle donne?>.

Mario, felice per l’equivoco montante, sgranava tutte le sue armi simulatorie e con fare navigato mi risponde: <ma dai, che lo sai>,

<no che non lo so, dai dillo che siam tutti curiosi>

con tempismo perfetto parte mio padre:

<dai Mario, non fare il timido, dì quello che devi dire no?> con fare provocatorio,

<eh, ma lui lo sa, e poi non posso dirlo, ci sono delle donne> si giustifica Mario.

<Dai Mario, dì quello che devi dire, si vede che stai ridendo sotto i baffi> incalza mio padre, poco dopo parte un coro confuso di incitamenti, l’apice dell’acclamazione e, soddisfatto dell’effetto mio Nonno se ne esce fiero con:

<perché resta meglio l’odore no?>

 

Grazie Nonno.

 
Per tutto quello che mi hai lasciato. Ti mando un bacio, anche se tu preferisci quello di una bella bionda vero?

 
N.B. i dialoghi si sono tenuti in dialetto trevigiano, quello particolare parlato tra il piave e il livenza, stretto.


postato da: EdM alle ore 12:23 | link | commenti (20)
categorie: nonno mario
venerdì, 14 dicembre 2007

Marcovaldo





A furor di popolo posto un post.

E' da un pò di tempo che non passo di qua perché sto attivando quei pochi neuroni che mi son rimasti in capo per capire meglio come si muove il meetup di Treviso, anzi, i due meetup di Treviso.

Si, i meetup, quelli di Grillo. Anzi, che Grillo ha contribuito a creare. Bhe, poche seghe e vi dico che è gente interessante, con molte buone idee e con uno spirito spontaneistico che mi piace. Vedremo.

Ma l'argomento del post non è il meetup, è il caco.

Si, il caco, quel frutto arancio intenso che è buono da mangiare solo se ha la consistenza di uno scatarrozzo denso. A me piace da morire.

E oggi, di ritorno dal mio mezzo-giorno lavorativo comunale, assistevo lieto in coda con l'auto accesa e l'emissione di inquinanti a manetta ad un banchetto improvvisato. I miei preferiti.
Erano una ventina di uccelli, merli e storni che picchiettavano felici il dolce frutto carnoso.

E chissà perché ogni volta che mi risveglio e gli accadimenti non-umani mi riportano in vita ecco che penso subito a Marcovaldo. Io sono  Marcovaldo.

Incapace, stralunato, disadattato.

Ma è tutta colpa del mio maestro elementare. Nicola.
E' stato lui a regalarmi il libro di Calvino in quinta elementare, ha regalato un libro a tutti i bambini che lasciavano il caldo delle sue ali per addentrarsi nella selva oscura dei professori delle medie. E io l'ho letto quell'estate. E mi ci sono ritrovato. Nei topinambur che crescono tra le fessure dei marciapiedi. Negli uccelli che banchettano insieme con i cachi di un giardinetto di periferia.

E mi perdo.

postato da: EdM alle ore 14:07 | link | commenti (8)
categorie: marcovaldo, calvino, popolo, grillo, maestronicola