Era una giornata d’estate non troppo afosa. Pomeriggio, il momento giusto per una fetta d’anguria fresca. Eravamo seduti all’ombra di tre pini piantati negli anni ’60, epoca in cui mio nonno ha costruito la casa grazie al fatto che faceva il muratore. Eh si, perché fino a quando era mezzadro doveva abitare con la famiglia allargata, ma da quando uscirono i tre figli c’era il bisogno di una casa più grande.
Le sedie di plastica si appiccicavano un po’ alle cosce, gli argomenti non erano poi molti, ma il fatto di essere lì io, mia morosa, i miei genitori, mio fratello e il nonno ci metteva di buon umore.
Ad un certo punto Mario, mio nonno, mi guarda dubbioso e mi fa: <ma non avevi la barba una volta?>,
e io: <si, ma l’ho tagliata perché fa caldo>
<ma no, ma stavi meglio con la barba>
<perché?>
<perché lo sai, alle donne piace di più l’uomo con la barba>
<perché alle donne piace di più con la barba?>,
AARRGHH! domanda fatidica, attesa, ma con abilità recitativa enorme, dissimulata.
Insisto: <e allora? mi spieghi perché piace di più la barba alle donne?>.
Mario, felice per l’equivoco montante, sgranava tutte le sue armi simulatorie e con fare navigato mi risponde: <ma dai, che lo sai>,
<no che non lo so, dai dillo che siam tutti curiosi>
con tempismo perfetto parte mio padre:
<dai Mario, non fare il timido, dì quello che devi dire no?> con fare provocatorio,
<eh, ma lui lo sa, e poi non posso dirlo, ci sono delle donne> si giustifica Mario.
<Dai Mario, dì quello che devi dire, si vede che stai ridendo sotto i baffi> incalza mio padre, poco dopo parte un coro confuso di incitamenti, l’apice dell’acclamazione e, soddisfatto dell’effetto mio Nonno se ne esce fiero con:
<perché resta meglio l’odore no?>
Grazie Nonno.
Per tutto quello che mi hai lasciato. Ti mando un bacio, anche se tu preferisci quello di una bella bionda vero?
N.B. i dialoghi si sono tenuti in dialetto trevigiano, quello particolare parlato tra il piave e il livenza, stretto.