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martedì, 13 novembre 2007

e sfiorivano le aiuole


In questi casi il termine esatto è deprivazione relativa.

Ho più di quello che avevo ma ultimamente un po’ meno e ne soffro.

Sono nato da genitori proletari. Non piccoloborghesi, quello lo sarebbero diventati presto. Hanno conosciuto le gioie degli anni ’70, le discoteche jesolane facendo una cinquantina di km in motorino, sesso, jeans, trucchi e capelli lunghi. Ma non la contraccezione. Per questo esisto.

Camionista e casalinga, grazie.

Ma è arrivata la crescita economica del nord est. Non capivo perché occorresse altro oltre all’anguria d’estate in compagnia.

Mi sono iscritto a sociologia per capire. E i miei sono entrati di diritto nell’universo piccoloborghese delle pagelle e delle riunioni scolastiche.

Ora sono precario. E capisco ancora meno.

Penso che mi credevo un fiore di campo e invece mi ritrovo in un'aiuola spartitraffico…




 

PS: la fiction su Rino faceva cagare, ma per fortuna che l'hanno fatta perché non ne potevo più di finti santi, eroi, papi e magistrati presi per il culo anche da morti.



martedì, 18 settembre 2007

Invidia?


Delle volte il pensiero punta a loro.

Ai vari personaggi che girano tra i rotocalchi e le chiacchiere simil-serie.

Due esempi per discutere di uomini e donne visibili:

- Marina Salamon; (AHAHAHA , il corriere di oggi, 19 settembre 07, la chiama Salomon!)

- Flavio Briatore.

A volte (quando lavo i piatti magari), cerco di comprendere i perchè queste due persone possono aver raggiunto notorietà, ricchezza e, soprattutto, uno status sociale 'invidiabile'.

Cerco notizie sulla loro vita. Fonti affidabili. Ma trovo solo articoli e interviste apologetiche presenti nei quotidiani e periodici di massa.

Vado verso pubblicazioni alternative allora.

E si apre la sagra del non detto ufficialmente:



Flavio Briatore



ha avuto un trascorso da provincia del basso impero: giri di poker in stile amici miei (occhio Divo eh?), affari finanziari fatti per lavorare poco e guadagnare molto, redenzioni alle isole Vergini e gran finale con l'aggancio giusto che ti porta (cit.) 'dalle stalle alle stelle'. Tutto questo secondo: societàcivile.it.
Ex periodico, ex sito di informazione internet, fondato da Nando Dalla Chiesa, in cui Gianni Barbacetto stila la carriera (presunta) dell'eroe delle casalinghe-Verissimo.



Marina Salamon



ha un curriculum meno guascone ma più vicino alla vulgata della donna manager. Figlia importante, dopo gli studi (a 18 anni) va a lavorare come commessa in un negozio Benetton a Londra. Stranamente, come in un sogno, riesce a far innamorare nientemeno che il capo dei capi. Il Lucianone Benetton. Detto fatto, fa strada con l'abbigliamento per bimbi (vedi qui, oppure qui).

Bho... non so perché sto a tirarmi questa pippa, ma qualcosa, queste due storie, mi dicono dell'Italia, del modo in cui vanno alcune cose, e del modo in cui ci si costruisce un'immagine positiva nei media mainstream, come direbbe il MIO VATE.

Prenderò appunti per quando sarà il mio momento.

Nel caso dovessi nascondere i titoli dei dvd porno noleggiati con la mia tessera.

Non sono stato io.

P.S. : in realtà, del Briatore me ne frega poco, quello che mi interessava veramente era la notizia che nel 2001 la Salamon avrebbe licenziato una dipendente perchè questa avrebbe erroneamente inviato alla capa un SMS in cui diceva: 'oggi la capa è sclerata'...

Bhe... è successo anche a me. Due anni fa.

postato da: EdM alle ore 11:20 | link | commenti (6)
categorie: strettamente personale, televisione, giornalismo, popolo
martedì, 11 settembre 2007

Si sta come d'autunno


La fiction su Dalla Chiesa fa estremamente cacare. La guardo per farmi del male. Ma inorridisco ad ogni cambio di scena, nel senso che ho già faticato ad abituarmi a quella precedente e già mi tocca soffrire di nuovo.
La Sandrelli la preferivo mille volte qui:



Anche se non mi è mai piaciuto il suo modo di recitare. Ci siamo capiti.

Le fiction su personaggi scomodi del secolo andato mi puzzano da palliativo. Del tipo: la TV ne parla, allora ci si interessa ancora della cosa.

E quello che mi fa incazzare di più è che non si trasmette più lo SPORT gratis. Cazzo.

Se ci fosse sport alla TV potrei forse superare la mia depressione.
Mi dimenticherei della mia stupida condizione precaria, della mia idiota volontà di creare una famiglia, delle mie attese di integrazione in un paesino anonimo del trevigiano.

Ma in questo periodo di europei di basket, baseball e volley, mondiali di rugby, inizio campionato di calcio, si trasmettono solo poche partite nemmeno inserite nel palinsesto.

Ora, il mio ragionamento è semplice: già la vita è dura di per sè, se poi lo stato mi toglie pure il circenses, allora è chiaro che mi trovo ad appoggiare Grillo.

postato da: EdM alle ore 14:23 | link | commenti (6)
categorie: cinema, sport, televisione